Ritorno alla Terra

 

Marco, 27 anni, lavora su campi di sua proprieta' in provincia di Pavia (foto via @Gazzetta commerciale)

Marco, 27 anni, lavora su campi di sua proprieta’ in provincia di Pavia (foto via @Gazzetta commerciale)

Da quando ha aperto l’apicoltura Sapori mediterranei Pietro Luchini, 28 anni, si sveglia ogni giorno verso le cinque. A quell’ora parte in auto da Cascina, vicino a Pisa, per raggiungere uno degli allevamenti di api di cui si occupa da quasi tre anni. «Qui in Toscana» racconta a Panorama «c’è un detto: “La terra vuole vederti in faccia”. Be’, da quando ho iniziato a lavorare in agricoltura ho capito che non c’è nulla di più vero».

La prima esperienza del giovane imprenditore risale al 2011, poco dopo la laurea in agraria a Pisa. Voleva coltivare frutta e ortaggi biologici per rifornirne la provincia, ma dopo un anno l’azienda ha chiuso. Le cause? Margini di guadagno troppo bassi e giornate lavorative troppo lunghe: in media 14 ore al dì. Oggi dei tre soci originali Luchini è l’unico rimasto nel settore: «Con il miele va molto meglio» spiega. «Vendiamo in Italia e cominciano a farci conoscere perfino all’estero, anche se né io né la mia socia navighiamo nell’oro».

La sua è una delle tante storie di giovani che negli ultimi anni, a causa della crisi e delle difficoltà nel trovare un impiego tradizionale, hanno deciso di tornare in campagna per aprire un’azienda e crearsi un lavoro invece di cercarne uno. Secondo gli ultimi dati della Coldiretti, alla fine del 2014 si contavano in Italia 49.871 imprese agricole condotte da giovani con meno di 35 anni, con un aumento dell’ 1,5 per cento rispetto alla fine del 2013. E in campagna l’anno scorso è cresciuto il numero di lavoratori indipendenti (l’8,7 per cento in più) ma anche di quelli dipendenti (il 5,5 per cento in più). Il fenomeno si è impennato in particolare nel quarto trimestre del 2014, con una crescita di assunzioni addirittura del 20,2 per cento. Secondo l’Inea, ente pubblico di ricerca nell’agroindustriale, il totale delle aziende del settore oggi supera le 800 mila.

Certo, la crisi morde ancora. Sempre per la Coldiretti nel 2014 il Pil agricolo è calato a 28,1 miliardi di euro, seguendo il segno meno di tutti gli altri comparti. Ma l’occupazione è cresciuta, ed è un segno impegnativo di ottimismo: l’anno scorso gli addetti dell’agribusiness sono cresciuti del 7,1 per cento, superando gli 850 mila. I numeri sono ancora sotto i livelli pre-crisi (secondo il centro ricerche bolognese Nomisma l’occupazione agricola dal 2007 è diminuita del 6 per cento), tuttavia in crescita rispetto a quelli degli altri settori.

Denis Pantini, direttore dell’area agroalimentare di Nomisma, a Panorama spiega così i dati: «A causa della crisi e della necessità di trovare un lavoro sono sempre più numerosi i casi di chi si mette in proprio con un’azienda agricola. Questo anche grazie agli incentivi statali ed europei».

Tra questi nuovi giovani imprenditori agricoli c’è Maria Serena Minunni, 26 anni, pugliese. La sua masseria Tarsia Morisco in Contrada Casopietro, vicino a Bari, produce frutta e ortaggi biologici, olio di oliva e vino, e coloranti naturali per la tintura di capi d’abbigliamento. Il rapporto di Maria Serena con la campagna è nato quando era bambina: nel fine settimana i genitori la portavano in masseria per insegnarle ad andare a cavallo. «Da piccola» racconta «invece che iPad e computer avevo fiori e alberi con cui giocare. Sono stata fortuna».

Oltre all’amore per la terra i genitori le hanno concesso totale libertà nell’utilizzo dei terreni di famiglia quando tre anni fa Maria Serena, ancora studentessa di economia a Bari, ha deciso di aprire l’azienda. I risultati sono arrivati in fretta. La Tarsio Morisco ha già raggiunto un suo equilibrio economico e l’imprenditrice ha così potuto assumere il fratello e renderlo contitolare. Minunni si dice ottimista perché «il lavoro in campagna c’è: basta liberarsi dalla mentalità che per trovare un impiego bisogna andare all’università».

Certo, per gli agricoltori le difficoltà non mancano. Le aziende sono esposte al rischio d’impresa, ma (si sa) anche alle incertezze del clima. «Se inizia a grandinare e ti sei dimenticato di coprire il raccolto: puoi dirgli addio» ricorda Daisy Cervellin, 28 anni, titolare di Toccare il cielo, un’azienda padovana nata con l’idea di aiutare i disabili a inserirsi in agricoltura. Quasi dieci anni dopo la sua costituzione come centro sperimentale, Toccare il cielo si è trasformata in produttrice di olio extravergine e di vini. In azienda oggi tutto viene prodotto secondo metodi biologici e tradizionali che Cervellin ha appreso quando ancora studiava alla scuola alberghiera di Castelfranco Veneto e nel fine-settimana tornava ad aiutare i genitori in campagna, o lavorava nei vigneti della zona per la vendemmia.

Oggi Cervellin vende nella sua regione, spesso tramite il passa parola, ma soprattutto grazie alla presenza nei mercati locali cui l’imprenditrice e la sua famiglia partecipano. Spiega la stessa titolare: «Oggi riusciamo a sopravvivere, ma sono ottimista e convinta delle possibilità di crescita dell’azienda e del settore agricolo in generale».

L’anno scorso Toccare il cielo ha vinto un bando dell’Unione europea: un contributo di 75 mila euro con il quale Cervellin intende costruire un frantoio e acquistare un trattore per migliorare l’aratura e la resa dei terreni. «Prima» spiega l’imprenditrice «le olive dovevano essere portate al frantoio del Comune e c’erano spesso problemi e ritardi. Quando avremo il nostro saremo in grado di migliorare la qualità dell’olio e di conseguenza le vendite».

Intanto dalle istituzioni italiane arrivano segnali di crescente attenzione verso il settore agricolo. Il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, ha promosso il decreto Terre vive dov’è prevista la vendita di 5.500 ettari di terreni del Demanio (le aste sono in corso) oltre a garantire la possibilità agli under 40 di ottenere mutui a tasso zero e un numero di altre agevolazioni (vedi il box per i dettagli).

Maria Letizia Gardoni, delegata nazionale Coldiretti giovani impresa, commenta: «È un buon primo passo, ma può e deve essere fatto molto di più. Nel settore alimentare dobbiamo essere i leader mondiali». Martina ha inoltre dichiarato che «l’Italia nei prossimi cinque anni può aumentare del 50 per cento le esportazioni nell’agroalimentare» e «può far nascere 50 mila nuove imprese con 100-150 mila nuovi posti di lavoro».

Un obiettivo ambizioso. Per raggiungerlo, oltre ai nuovi imprenditori agricoli under 35 e al ritrovato potenziale del settore agricolo, il settore può far leva sull’entusiasmo di un crescente numero di giovanissimi. Secondo la Coldiretti gli istituti agrari quest’anno hanno segnato un aumento record del 39 per cento di iscritti, e il ministero dell’Istruzione segnala che dall’inizio della crisi, nel 2007, si è registrata una crescita del 72 per cento nelle iscrizioni alle facoltà di Scienze agrarie, forestali ed alimentari. Un sondaggio Coldiretti-Ixé ha appena verificato che oggi il 57 per cento dei giovani italiani preferirebbe lavorare nei campi o gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (18 per cento) o in banca (17). Insomma, sono tutte braccia e teste che domani potrebbero darsi all’agricoltura. E ce n’è bisogno.

Questo articolo e’ stato scritto per Panorama

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